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Gennaio 4, 2021

HANDMADE STORIES N°2 - Federico Vianello

Oggi incontriamo Federico Vianello, artigiano gioielliere, con una storia personale e professionale allo stesso tempo unica e stimolante. Un autodidatta che, come lui stesso sostiene, cerca ciò che lo ispira e lo stimola nello spazio tra le cose. Fin dal primo incontro, Federico riesce a trasmetterti allo stesso tempo conoscenza del proprio mestiere unita ad una ricerca e un’analisi su se stesso che lo porta anche ad una crescita professionale unica nel suo genere.

«Per rompere il ghiaccio Federico parliamo della tua azienda, come nasce? Che storia porta con sé nella realizzazione di questi splendidi oggetti?»

«Microfficina nasce nel 1982 ma sotto altro nome. Scelsi, infatti, il nome e il conseguente marchio ‘Cibola’ nome ispirato alle 7 città d’oro (mai trovate!) nel mitico Eldorado. Nel ’98, stanco di essere chiamato sig: Cibola, ho deciso che i tempi erano maturi per cambiar nome! Così è nato il Brand MICROFFICINA con cui firmo oggi ogni gioiello (per chi non lo sapesse il 1998 è anche l’anno di nascita di mia figlia Alma, il mio gioiello più bello!) I primi passi? Passi difficili, come tutti i primi passi. Basti pensare come in quei favolosi anni 80 anche solo trovare un fondo dove aprire il proprio laboratorio era già un’impresa, laboriosa e soprattutto costosa!».

«Ma come si arriva ad essere un artigiano? Nel tuo caso Federico quando e come è nata la decisione e la passione per iniziare questa splendida avventura?»

«Tutto è casuale o nulla è casuale? …E lo spazio tra le cose che mi intriga! Questo è il mio più breve Statement che potrete trovare in diverse pubblicazioni internazionali. Questa è anche la domanda che pongo ai miei studenti alla prima lezione (sulla lavagna o su un foglio di carta è indifferente).

Naturale dunque che abbia studiato medicina, pedagogia, e design (senza mai completare gli studi). Oggi ho 63 anni, non ho alcun ‘pezzo di carta’ (come allora si chiamava il titolo di studio) ma intanto insegno seppur non abbia ancora deciso bene cosa farò da grande.

Sono fondamentalmente un autodidatta e dopo un brevissimo apprendistato in una bottega Genovese ho (con l’incoscienza e l’energia della gioventù) aperto bottega e imparato sul campo! All’epoca non c’erano le migliaia di informazioni e video tutorial oggi facilmente reperibili in internet, ma essere autodidatta non vuol dire che non abbia (…oltre che sperimentato) studiato molto nei pochi libri allora pubblicati. Tra questi ce n’è uno che ancora considero una sorta di Bibbia il cui titolo è Jewelry Concepts and Technology (solo in Inglese) di Oppi Untracht .

Devo però raccontare che ho iniziato per caso, come spesso nel bene o nel male accade nella vita e come per caso ho incominciato poi a insegnare. La storia è sicuramente lunga e intrigante (forse ne uscirà un piccolo saggio), ma sicuramente senza passione e volontà non sarei giunto sin qui!».

«Allora per tutti i dettagli sia noi che i lettori aspetteremo il saggio! Guardando al futuro, intanto, quali saranno le tue prossime mosse? Quali sono le sfide che ti troverai ad affrontare?»

«L’artigianato dovrà senz’altro cambiare e modificarsi, soprattutto l’artigianato artistico; e lo dovrà fare senza perdere il senso del proprio essere e (scusate il gioco di parole) l’anima che lo anima. l’Artigiano dovrà essere capace di conservare quanto di rinnovare, dovrà essere capace di uscire dalla propria bottega per aprirsi al digitale e alle nuove tecnologie, ma insieme dovrà saper tramandare le proprie conoscenze, competenze e passione…

…Non dimentichiamo che è dall’uso della mano che si è sviluppata la nostra intelligenza e dunque tecnologia e scienza.».

«Su questo Artiopia non può che essere d’accordo. Il 2020 come si inserisce in questo contesto? Cosa può fare un artigiano per superare questo momento?»

«Premetto che il mondo dell’artigianato, soprattutto del settore artistico, è in crisi da tempo (molti artigiani oggi senza i grandi Brand non avrebbero commesse).

Questo è determinato da molteplici fattori che meriterebbero una discussione a parte; più che ‘dire’ lancerei un allarme: se non saremo capaci di unire le nostre forze, di intervenire urgentemente con innovazione e di essere sostenuti da una minore burocrazia e da leggi più specifiche non so sinceramente chi si salverà. Certamente un aiuto agli artigiani potrebbe arrivare anche da consumatori più consapevoli, ma in una società mediatica quale siamo come artigiani facciamo senz’altro fatica a creare una diversa ‘cultura’.».

«La cultura dell’artigianato è sicuramente un punto sia di arrivo che di partenza su cui orientare le nostre scelte. Ma torniamo per un attimo romantici. Quale può essere l'oggetto a cui sei più legato, quello che ti e vi rappresenta di più?»

«Ma? …Questa mi sembra la classica domanda che mi si rivolgeva da bambino: vuoi più bene al papà o alla mamma?

Sinceramente non saprei, ma per collegarmi alla mia risposta precedente (e al caso che ha voluto ciò) direi che una delle mie collezioni più rappresentativa è composta dagli anelli e dai gioielli che realizzo utilizzando vecchi chiodi ossidati battuti a mano in epoche passate. Quegli esperti artigiani già non esistono più (…e mai si rialzeranno in un modo che è cambiato); con il mio intervento dunque (rivestendone in parte la superficie con oro o argento puri) voglio metterne in risalto il valore perduto, la secolare storia fatta di abilità, competenze e duro lavoro.

In toscana ‘aver chiodi’ significa aver contratto molti debiti e cosa c’è oggi di più contemporaneo del debito come unico sostegno alla nostra impazzita economia? Tutti i miei gioielli (a parte quelli più ‘commerciali’) hanno dietro una storia e un racconto, ciò nonostante con le mie opere desidero pormi e porre interrogativi, suggestionare senza preoccuparmi troppo di dare risposte (…Non sempre esiste una risposta giusta, ma solo mezze verità che ancora non fanno l’intero!)».

«Ecco quindi già vediamo bene l’unicità della vostra opera. Tema fondamentale per poter emergere. La storia racchiusa in ogni oggetto. Quale può essere la tecnica più unica e rappresentativa della Microfficina

«Domanda difficile anche questa, almeno per il mio modo di pensare. Non sopporto tutto ciò che ci rinchiude in degli schemi e che imbriglia la fantasia. Qui si aprirebbe un’altra lunga discussione filosofica, mi limito dunque a dire che amo il ‘pensiero laterale’ la contaminazione, la trasversalità ed è ciò che insegno ai miei studenti nella convinzione che un pensiero e un’azione più libera ci possano aiutare in ogni campo a trovare soluzioni inaspettate!

Detto ciò la maggior parte dei miei oggetti sono realizzati attraverso la contemporanea applicazione di tecniche molto diverse (talvolta anche molto antiche come il mokume-gane, la granulazione, il keum-boo), naturale dunque che nessuna sia prevalente o più importante di altre. Ciò a cui tengo di più lo dico allora con altre parole: la padronanza della tecnica e la libertà di espressione …Che non sono opposti ma complementari!

Se così non fosse non sarei Federico Vianello, Follorafo, Filosofo, Funambolo».

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