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Dicembre 7, 2020

Handmade Stories – Massimiliano Benvenuti

Oggi incontriamo Massimiliano Benvenuti, artigiano argentiere, figlio d'arte e titolare della Osvaldo Benvenuti. Fin dal primo incontro, Massimiliano riesce a trasmetterti allo stesso tempo conoscenza del proprio mestiere ma anche voglia e consapevolezza che l'innovazione, anche nel suo settore, è l'unica strada per un domani da protagonisti.

«Per rompere il ghiaccio Massimiliano parliamo della vostra azienda, come nasce? Che storia porta con sé nella realizzazione di questi splendidi oggetti?»

«L'azienda nasce con mio nonno, Osvaldo Benvenuti. Un uomo che ha lavorato in un mondo completamente diverso dal nostro. Vi basti immaginare che lui era del 1916 e che fin da bambino ha iniziato a lavorare nelle varie botteghe fiorentine per imparare il mestiere senza però nessuna traccia documentale di questa prima fase. Prima del 1947, infatti, non esisteva l'albo artigiani! Fin dalla prima istituzione dell'albo, troviamo però il nome di mio nonno come artigiano argentiere e quindi come data ufficiale di inizio della nostra azienda, ormai giunta alla terza generazione di argentieri. La nostra storia si può quindi racchiudere in alcuni periodi: la prima fase non registrata dal 1930 al 1947, intervallata purtroppo dalla guerra, una seconda con Osvaldo a capo dell'azienda, una terza con mio padre Gianni e quella attuale in cui io e Alessandro, i nipoti di Osvaldo, stiamo portando avanti il suo sogno».

«Una storia lunga e che porta dentro di sé la migliore tradizione dell'artigianato fiorentino. Da un ragazzo che impara un mestiere in un mondo in evoluzione fino alla vostra azienda, moderna e che guarda al futuro. A questo proposito, invece per te, Massimiliano, quando è come è nata la decisione e la passione per portare avanti questa tradizione di famiglia?»

«La mia storia si lega indissolubilmente a quella di Alessandro, mio cugino e mio socio. Lui era figlio d'arte ma come orafo. Nel 1998 ha portato all'interno della ditta la sua esperienza di orafo creando una collaborazione insperata e ottima. La mia storia invece è quella di un ragazzo che a 25 anni, dopo tante altre esperienze, ha deciso di mettere a disposizione dell'azienda di mio padre la mia esperienza organizzativa e di, passatemi il termine, frontman dell'azienda. Da questa combinazione, in cui io cerca di portare idee nuove e clienti nuovi è nato un percorso unico ed entusiasmante. Siamo un duo che funziona e che unisce anime diverse, tutte necessarie per poter rinnovare un'azienda così importante e radicata nelle sue radici».

«Uno sguardo al futuro quindi. Quale sarà il vostro futuro? Quali sono le sfide che vi troverete ad affrontare?»

«La sfida, come Artiopia stessa sa bene, per l'artigianato artistico è una sfida primariamente digitale! Dobbiamo si fare cose belle e di alto valore, ma dobbiamo anche riuscire ad ampliare il palcoscenico rispetto a quello cittadino, massimo regionale, che aveva sempre avuto l'artigiano negli anni. La sfida è enorme perché per farlo bisogna avere soldi, tempo e idee. Cose che non sempre ha avuto l'artigiano. Per farlo ci dobbiamo affidare alle associazioni di categoria, ai bandi e all'incontro con realtà come la vostra per poter arrivare a portare il nostro messaggio e il nostro lavoro laddove non era mai arrivato prima».

«Il 2020 come si inserisce in questo contesto? Cosa può fare un artigiano per superare questo momento?»

«Prima di tutto si cerca di sopravvivere. Io ad esempio avevo iniziato benissimo il 2020 con clienti importanti ma poi si è trattato di riuscire a continuare a comunicare, farsi vedere. Il tema è sempre lo stesso, collaborare, aprire gli occhi, alzare gli occhi dal solo laboratorio per poter resistere e anzi arrivare a crescere nonostante tutto. Un esempio? Non essere limitati al proprio mondo e al proprio prodotto. Io l'ho fatto instaurando rapporti con bronzisti e cambiando e adattando anche i miei prodotti ad hoc per i nuovi rapporti che abbiamo sviluppato come azienda».

«Chiarissimo e su questo Artiopia non può che cercare di sostenervi e incentivare questi percorsi. Ma torniamo per un attimo romantici. Quale può essere l'oggetto a cui sei più legato, quello che ti e vi rappresenta di più?»

«E' una domanda difficilissima a cui rispondere ma nel nostro caso forse devo pensare ad un oggetto che per anni è stato il nostro fiore all'occhiello: la cornice traforata edera. Un decoro più rappresentativo che però è comunque un ricordo di un passato importante ma che ad esempio adesso è in qualche modo superato e ha lasciato spazio a gioielli e cristalli che ci rappresentano e ci differenziano dagli altri concorrenti».

«Ecco la differenziazione. Tema fondamentale per poter emergere. Quale può essere la tecnica più unica e rappresentativa della Osvaldo Benvenuti?»

«Prima di tutto. Noi dal modello alla realizzazione facciamo tutto a mano e internamente. Poi la tecnica più rappresentativa, come potete vedere anche su Artiopia, è la microfusione a cera persa. Sostanzialmente quindi siamo unici per questi due motivi principali: modelli tutti realizzati internamente con una flessibilità unica e la tecnica della microfusione».

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